Un cittadino cingalese, residente nel capoluogo, si è presentato alla Motorizzazione Civile di Viterbo per sostenere l’esame teorico per il conseguimento della patente di guida. Durante i preliminari controlli ritualmente svolti presso i citati locali, il soggetto, nell’attraversare il varco del sistema metal detector, faceva scattare l’allarme. A seguito di tale riscontro, i funzionari preposti allertavano gli uomini della Polizia di Stato della Sezione Polizia Stradale di Viterbo il cui personale della Squadra di Polizia Giudiziaria si portava presso gli uffici interessati; giunti sul posto, i poliziotti bloccavano il prevenuto e gli trovavano indosso una microcamera occultata nell’asola della camicia, oltre ad un micro auricolare ed uno smartphone nascosto all’interno di un tutore (indossato per l’occasione): tali “strumenti” sono risultati tutti collegati tra di essi e, in sostanza, avrebbero consentito di trasmettere all’esterno le immagini del quiz ministeriale previsto per l’esame teorico e di ricevere dall’esterno le risposte corrette ai quesiti.
Il cittadino veniva, pertanto, denunciato in stato di libertà per aver tentato di superare fraudolentemente l’esame, mentre l’intera attrezzatura veniva sequestrata.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della Costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
